Perché se Hormuz “funziona”, la benzina non scende?
21 ottobre 2026
In editoriale, parliamo della situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico di petrolio è tornato ai livelli precedenti alla guerra ma i carburanti costano comunque moltissimo, a causa delle difficoltà delle raffinerie e dei costi del trasporto (che invece sono lievitati). Una situazione paradossale in cui investire sulle petroliere è un’operazione sempre più redditizia, grazie anche alla protezione della Marina statunitense.
Nella parte centrale torniamo sulla crisi dell'ex ILVA di Taranto, dopo che la Cassazione ha rinviato la decisione sull'ordinanza che impone la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento. Una situazione che rischia di mettere fine alla produzione siderurgica, con conseguenze per migliaia di lavoratori già coinvolti da anni in proteste e cassa integrazione. Resta inoltre il problema dell'enorme impatto ambientale e sanitario dell'acciaieria, che rende ancora più difficile trovare una soluzione capace di tutelare occupazione e salute pubblica.
In coda parliamo del nuovo decreto sicurezza del governo Meloni, che introduce ulteriori sanzioni per le violenze durante le manifestazioni e prevede l'invio di 500 militari a Milano, dell'attacco degli Houthi in Yemen, che ha provocato almeno 73 morti, e infine della Romania, dove dopo cinque mesi di crisi politica è stato approvato un nuovo governo guidato da Luca Niculescu.