Nella puntata monografica di oggi parliamo della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Partiamo da un dato di fatto, cioè che siamo davanti a un evento storico che rischia di destabilizzare non solo l’Iran ma l’intero Medio Oriente. Dopo settimane di tensioni e negoziati falliti, l’offensiva congiunta che ha portato all’uccisione di Khamenei segna infatti un salto di qualità enorme. Una scelta che riapre la stagione delle ingerenze dirette e che rischia di innescare una spirale di riarmo e instabilità regionale dalle conseguenze ancora imprevedibili.
Andando più a fondo, la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran è esplosa ufficialmente sabato mattina, con un’offensiva coordinata contro i siti militari e istituzionali delle principali città iraniane. L’operazione ha un duplice obiettivo: colpire il programma missilistico e nucleare di Teheran e decapitare la leadership. L’Iran ha subito risposto lanciando missili e droni contro Israele e le basi statunitensi nel Golfo, causando vittime e paralizzando il traffico aereo. Nel frattempo il conflitto si è esteso ulteriormente, con attacchi sugli obiettivi civili, droni contro la base britannica di Cipro e nuovi raid israeliani contro gli Hezbollah in Libano.
In chiusura cerchiamo di capire le implicazioni di questo nuovo fronte di guerra, a cominciare dal mercato globale dove il problema non riguarda solo il prezzo del petrolio ma anche il passaggio delle petroliere nello stretto di Hormuz, in gran parte bloccato, e snodo fondamentale per l'Iran e gli altri Paesi del golfo. Infine uno sguardo finale alla Russia che potrebbe approfittare di questa incertezza e al possibile aumento dei prezzi per emergere nuovamente sul mercato.
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