L'UE impone nuovi dazi a chi compra fast fashion: ha senso?
2 luglio 2026
Nell’editoriale di oggi parliamo della crisi finanziaria delle Nazioni Unite, aggravata dai mancati versamenti di Stati Uniti e Cina, i due principali contributori dell’organizzazione. Per far fronte alla situazione, l’ONU ha modificato una regola storica: i fondi non utilizzati a fine anno saranno restituiti solo ai Paesi che hanno effettivamente versato i propri contributi. La vicenda riflette una crisi che non è soltanto economica, ma anche politica, e riapre il dibattito sul ruolo delle grandi potenze, sulla sostenibilità del sistema multilaterale e sul futuro dell’organizzazione.
Nell'approfondimento di oggi dedichiamo uno spazio al fast fashion perché dal primo luglio è entrato in vigore un provvedimento dell'Unione Europea che prevede il pagamento di una tassa di 3 euro sui pacchi che valgono meno di 150 euro acquistati da paesi extra europei. L'obiettivo è quello di proteggere il mercato europeo dalla concorrenza sleale da parte di tutti quei colossi dell'e-commerce come Temu, Aliexpress e Shein. La tassa verrà introdotta per la prima volta su una tipologia di merce che per il 91% proviene dalla Cina. Ma non c'è solo Bruxelles perché nel frattempo anche la Francia ha approvato una legge per contrastare l'espansione del fast fashion che prevede delle multe ed un controllo più severo sulle pubblicità.
In chiusura infine parliamo degli attacchi della scorsa notte alla capitale ucraina di Kyiv da parte di Mosca, degli attacchi incendiari dolosi a Salonicco contro alcuni esponenti del partito Nuova Democrazia del primo ministro Kyriakos Mitsotakis e della revoca del governo italiano all'autorizzazione per il progetto di glamping a Cala Finanza nei pressi dell'area marina protetta di Tavolara.
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