Negli ultimi decenni, la moda è diventata una delle industrie più pervasive e contraddittorie del pianeta: un sistema capace di fondere estetica, identità e status, ma fondato su catene produttive che generano sfruttamento dei lavoratori, inquinamento e spreco. L’intera filiera dell’abbigliamento si regge su un equilibrio precario, in cui il desiderio di consumo si fonde con l’opacità delle sue origini.
In questa puntata abbiamo ricostruito la storia e le dinamiche di un settore che, tra delocalizzazioni, manodopera sottopagata e montagne di scarti tessili, mostra i limiti di un modello economico che produce più di quanto il pianeta possa sostenere. Dalla tragedia del Rana Plaza al deserto dell’Atacama, dai nuovi regolamenti europei ai tentativi di rendere la moda circolare, abbiamo cercato le possibili vie d’uscita da un’industria che influenza molti aspetti della nostra quotidianità.
Ad aiutarci nella stesura di questa analisi sono state Marina Spadafora e Orsola de Castro, che ci hanno aiutato a contestualizzare i dati e le testimonianze degli esperti di settore, per capire dove finisce la “democratizzazione” della moda e dove comincia il suo degrado strutturale. La cosa importante infatti non è colpevolizzare chi compra, ma capire se sia possibile conciliare accessibilità, dignità del lavoro e sostenibilità in un’industria che sopravvive saturando il mercato di capi usa-e-getta.
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Commenti 6
Carolina TufanoC
Molto corretto e accurato, resta il fatto che il sentito della popolazione è diverso e che viviamo nella nostra bolla di egoismo. O sei sensibile al tema e hai ancora un briciolo di empatia o in queste dinamiche entra anche un inconscio razzismo ovvero che quelle popolazioni un po' se lo meritano di essere trattate così.14 giorni fa
sumero lira
Ad oggi il mio focus preferito! Bella lì
Vorrei aggiungere che la moda è un mondo che mi è totalmente alieno; non sono in grado di capire l'età che ha un capo, al netto del fatto che sono sempre in maglietta. Forse un lavoro dal basso per spaccare l'idea che abbia un valore avrebbe più peso di uno per responsabilizzare o innovare responsabilmente. Inizio io, mettendomi i calzini spaiati (è difficile che abbia un paio intero senza buchi)13 giorni fa
lapis
Grazie per l'approfondimento, è un argomento che mi interessa molto. Già adesso chi compra un capo di abbigliamento ha la possibilità di sapere se sono stati rispettati determinati standard: esistono certificazioni serie ed affidabili come GOTS (e in misura inferiore OEKO TEX) che garantiscono che il capo sia prodotto in modo etico ed ecosostenibile, senza sfruttare e senza inquinare, in ogni passo della filiera, anche ad esempio per la coltivazione del cotone o l'allevamento delle pecore, oltre che il confezionamento3 giorni fa